Alle radici dell’infamante Seconda Repubblica: il biennio 1992-1993

Sorprendente ed eccezionale ricostruzione di un periodo storico. Si può tranquillamente dire che tutto quadra.

Di Fedrico Dezzani

Parte I

Si avvicina la fine la Seconda Repubblica, che legò indissolubilmente le sue fortune a quelle dell’Unione Europea: ogni passo verso il baratro dell’una è un passo equivalente dell’altra. Sull’altare dell’integrazione europea furono sacrificati l’economica mista ed i partiti che affondavano le radici agli albori del ‘900: privatizzazioni, deindustrializzazione, neoliberismo e sistemi maggioritari sempre più spinti, sono stati i tratti salienti della Seconda Repubblica. È stata soltanto una scommessa sbagliata? Un buon proposito terminato in tragedia? No, la Seconda Repubblica nasce geneticamente tarata e porta da sempre dentro di sé un cancro: le sue fondamenta furono gettate nel biennio 1992-1993, tra terrorismo e giustizialismo, omicidi di fedeli servitori dello Stato e incarcerazioni preventive, rapine e speculazioni. Le “menti raffinatissime” vanno oltre l’omicidio di Giovanni Falcone.

1992: lo Stato salta in aria

Si avvicina, giorno dopo giorno, il collasso dell’Unione Europea, divorata da crisi economica, sfilacciamento politico, delegittimazione dell’élite e ribellione dell’elettorato: non si preannuncia una morte indolore, perché l’arroccamento dell’oligarchia, decisa a difendersi sino all’ultimo, implicherà necessariamente una dissoluzione caotica, sotto i colpi dei “populismi” sempre più forti e determinati. Di pari passo con la disgregazione dell’Unione Europea, avanza quella Seconda Repubblica: tastare il polso dell’una è come tastare il polso dell’altra, perché il disfacimento avanza parallelo. Si può dire infatti che la Seconda Repubblica sia una figlia dell’Unione Europea, appositamente concepita per “agganciare” l’Italia al processo di integrazione europeo: ne è un semplice prodotto, dal cui attento studio si poteva intuire già nei primi anni ‘90 che l’intero meccanismo era guasto, destinato ad una ignominiosa fine nel volgere di qualche decennio.

Studiare l’origine della Seconda Repubblica è ricercare le ragioni dell’attuale decadenza politica, impoverimento sociale e crisi economica: è analizzare quelle forze che hanno divorato l’Italia e portato alla consunzione l’intera Europa. L’esito tragico che stiamo vivendo in questi giorni era scontato, perché la Seconda Repubblica nasce geneticamente tarata e porta al suo interno le cause delle degenerazione attuale, allargabili a tutto il Vecchio Continente. La Seconda Repubblica nasce nell’ignominia e nel crimine, tra il delitto e la rapina, con la violenza ed il tradimento. Le sue fondamenta sono gettate nel biennio 1992-1993, tra il giustizialismo di Tangentopoli, le stragi di Capaci e di via D’Amelio, il pranzo luculliano a bordo del Britannia, speculazioni sfrenate, privatizzazioni vergognose, avvisi di garanzia ed omicidi eccellenti. Le fondamenta sono gettate sul fango e sul sangue e, a distanza di 25 anni, l’intero edificio sta per accartocciarsi su se stesso.

La caduta del comunismo ed il collasso dell’URSS nel dicembre del 1991, convincono l’oligarchia atlantica di aver conquistato l’egemonia globale: respinta la Russia verso est e gettata nel caos la sua economia, si diffonde che l’idea che la storia sia finita (“La fine della storia e l’ultimo uomo” pubblicato da Francis Fukuyama nel 1992), perché non ci può essere storia senza dialettica tra opposti. L’élite finanziaria crede di aver chiuso la partita con l’eliminazione del suo ultimo avversario ed è convinta di poter plasmare indisturbata il mondo, a sua immagine e somiglianza: è l’inizio del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale entrato nella fase terminale nel 2016 con la Brexit, l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca ed il riemergere della Russia come concorrente geopolitico in Eurasia. Nei primi anni ‘90, pochi però pronosticano questo esito: l’élite atlantica progetta di ridisegnare gli assetti economici e politici planetari, in un delirio di onnipotenza. Emblematico è, a questo proposito, il discorso The European Community and the New World Order” pronunciato da Jacques Delors, celebre “padre dell’Europa”, il 7 settembre 1992 alla Chatham House di Londra, ritrovo prediletto dell’oligarchia anglofona1:

“Can the European Community, the product of a very different context, born of hostility and incomprehension, provide a blueprint for the creation of this new world order? (…) Is it possible to draw conclusions from the Community experiment, the laboratory I talked about earlier, that will help us to build a new world order? My answer is “Yes, but”. (…) The conclusion, Your Excellencies, Ladies and Gentlemen, is that the Community’s contribution to a new world order is, like the Community itself, something original: a method which will serve as a reference, a body whose presence will be felt.”

L’Unione Europea come “esperimento”, un primo passo verso quel governo mondiale che l’élite atlantica insegue da secoli, un laboratorio per sperimentare fino a che punto si possono svuotare le Nazioni a beneficio di organismi sovranazionali. Sono così poderose le forze in campo, è così ambizioso il progetto, così determinati i circoli dell’alta finanza a portarlo a compimento, che per l’Italia non c’è scampo. La firma del Trattato di Maastricht, con cui sono gettate le basi dell’euro e della nascente Unione Europea, il 7 febbraio 1992 equivale alla morte della Prima Repubblica e di tutto ciò che ha significato: l’economia mista, la ricerca della piena occupazione, “l’ossessione per la crescita” rinfacciata da Beniamino Andretta, una politica estera mai supina agli angloamericani. Il futuro sono le privatizzazioni, l’austerità, i vincoli di bilancio sempre più stringenti, la deindustrializzazione e le politiche lato offerta: è un futuro grigio, tant’è vero che ci si prepara a governare appoggiandosi a fette sempre più sottili dell’elettorato. Dal proporzionale del Prima Repubblica si arriva nel 2016 all’Italicum (poi abortito) che regala la maggioranza del Parlamento ad un partito che raccoglie appena un quarto dei votanti.

In questo nuovo contesto, la DC ed il PSI, i vincitori morali della Guerra Fredda, diventano d’intralcio, perché decisi a difendere gli interessi dell’Italia e, soprattutto, forti abbastanza, dal punto di vista politico ed organizzativo, per riuscirci: meglio puntare sul PCI, riverniciato nel 1991 come Partito Democratico della Sinistra, non solo perché la sua ala destra è in stretto contatto con gli angloamericani sin dagli anni ‘70 (il 19 aprile 1978 Giorgio Napolitano compì la storica visita negli Stati Uniti), ma soprattutto perché facilmente ricattabile. La CIA e l’MI6 si adoperano infatti da subito per comprare a prezzi di saldo gli archivi sovietici che documentano gli affari più e meno puliti tra Mosca ed i partiti comunisti europei: famoso è l’archivio Mitrokhin, di cui i servizi segreti inglesi entrano in possesso nel 1992.

Deve quindi essere eliminato il segretario del Partito Socialista, Bettino Craxi, ma ancor di più deve essere neutralizzato Giulio Andreotti, che è tra i candidati favoriti per il Quirinale ed ha commesso nell’ottobre 1990 lo sgarro di rivelare l’esistenza dell’organizzazione Gladio: occupare la presidenza della Repubblica è fondamentale per dirigere gli eventi secondo il copione stabilito. Come fare?

Tangentopoli e stragi “mafiose”: entrambe dirette dai servizi atlantici che si avvalgano di manodopera locale, nella fattispecie il pool di Milano e quegli spezzoni dei servizi segreti italiani che rispondono direttamente a Washington e Londra.

Il 17 febbraio, Mario Chiesa, “ il presidente socialista del più grande istituto assistenziale per anziani di Milano, il Pio Albergo Trivulzio”2, è arrestato dai carabinieri con l’accusa di concussione: inizia così ufficialmente l’inchiesta di Tangentopoli, destinata a spazzare via l’intero Pentapartito (DC, PSI, PDSI, PRI, PLI), risparmiando soltanto il PDS. Grazie all’intervista rilasciata dall’ex-ambasciatore americano Reginald Bartholomew a La Stampa nell’agosto 20123, sappiamo oggi che tra il pool di Mani Pulite ed il consolo americano di Milano esiste un legame diretto: è il console statunitense Peter Semler che, nel novembre 1991, quattro mesi prima dell’arresto di Mario Chiesa, “incontra” 4 Antonio Di Pietro nei suoi uffici. Ed il futuro simbolo di Mani Pulite, una figura destinata a diventare così popolare da accarezzare l’ingresso in politica, non è un personaggio qualsiasi: impiegato civile dell’Aeronautica Militare, incontrato dal faccendiere Francesco Pazienza alle isole Seychelles nella veste di agente CIA5, Di Pietro bazzica da tempo i servizi segreti italiani ed è orma certo che abbia anche fatto parte della scorta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, durante il suo ultimo e tragico incarico come prefetto di Palermo, quando la sua protezione passò dai carabinieri al corpo di polizia6.

Un primo potente colpo è quindi sferrato a Bettino Craxi con le inchieste su appalti e finaziamenti illeciti, ma il “piano destabilizzante” in atto in quel cruciale 1992, un piano di cui il Viminale è al corrente tanto da mettere in allarme le prefetture7, sta per compiere un salto di qualità, prendendo questa volta di mira Giulio Andreotti: il 17 marzo 1992, è ucciso in un agguato a Palermo l’eurodeputato Salvo Lima, diretto ad un convegno cui presenzierà lo stesso Andreotti. Lima, grande notabile della DC, è il principale esponente siciliano della corrente andreottina, “l’alter ego” di Giulio Andreotti in Sicilia. L’assassinio di Salvo Lima è il prototipo degli attentati che insanguineranno l’Italia nel biennio 1992-1993: un’operazione congiunta tra Cosa Nostra e la misteriosa Falange Armata8, dietro cui, come vedremo meglio in seguito, si nascondo i “servizi segreti deviati”, quelli che sono una semplice filiazione della CIA e dell’MI6. L’assassinio di Salvo Lima non solo infanga Andreotti con le insinuazioni di una sua vicinanza alla mafia, ma invia anche un chiaro messaggio al Parlamento in vista di imminenti e decisive scadenze.

Si è infatti in piena campagna elettorale per il rinnovo delle Camere che, appena insediate, saranno  chiamate ad eleggere il nuovo Capo dello Stato. In concomitanza, come per altro durante tutto il fatidico 1992, l’Italia è aggredita dalla speculazione finanziaria, dietro cui si cela la stessa regia delle stragi “mafiose”: nel mese di marzo la lira perde significativamente terreno contro il marco ed il rendimento dei titoli di Stato si impenna, finché il 5 e 6 aprile gli italiani non si recano alle urne. DC al 30%, PDS al 16%, PSI al 14%. In carica rimane però il vecchio governo Andreotti VII, in attesa che il Parlamento scelga un nome per il Quirinale. Il 13 maggio, Camera e Senato riuniti, iniziano le votazioni decisive per le sorti della Prima Repubblica.

Rientrano in campo i servizi segreti, con un nuovo omicidio da subito considerato come un secondo messaggio dopo l’assassinio di Salvo Lima9: il 23 maggio 1992 si consuma sulla A29 la strage di Capaci, dove trovano la morte il magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta. Rivendicato anch’esso sia da Cosa Nostra che dalla misteriosa Falange Armata, l’attentato di Capaci presenta un’interessante peculiarità: a confezionare l’ordino, poi formalmente azionato da Giovanni Brusca col famoso “telecomando”, è Pietro Rampulla, ex ordinovista originario di Mistretta, legato alla destra eversiva. Siamo in sostanza sul terreno dell’estremismo di destra e dei servizi segreti, lo stesso humus sui cui germogliò la strage di Piazza Fontana nel lontano 1969.

Con l’omicidio di Giovanni Falcone si persegue quasi certamente un duplice obiettivo: da un lato influenzare il Parlamento che sta eleggendo il nuovo capo dello Stato, dall’altro interrompere l’attività del magistrato che, dopo il maxiprocesso conclusosi nel gennaio del 1992, ha ormai constato l’esistenza di un legame tra mafia, servizi “deviati” nostrani e servizi atlantici. Scrive la Repubblica in un articolo del 28 maggio 198910:

“Il presidente americano George Bush aveva chiesto di incontrarsi con il giudice palermitano Giovanni Falcone, durante la sua visita in Italia. Evidentemente la notorietà del magistrato italiano, impegnato da alcuni anni nelle inchieste contro la mafia, ha varcato anche i cancelli della Casa Bianca. La richiesta di Bush é stata esaudita. (…) Sull’incontro con Bush non sono filtrate indiscrezioni.”

In che veste Bush senior incontra il magistrato Falcone: in quella di Presidente degli Stati Uniti o di ex-direttore della CIA? Nel colloquio i due quasi certamente non si intendono, considerato che a distanza di un mese, il 21 giugno 1989, i telegiornali informano del fallito attentato dell’Addura: cinquantotto candelotti di tritolo piazzati tra gli scogli, nei pressi della villa estiva affittata dal magistrato. È l’attentato che indurrà Falcone a parlare di “menti raffinatissime”, accennando ad un possibile impiego della mafia da parte di altri soggetti, con obiettivi diversi da quelli di Cosa Nostra: “esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi”. Sono queste “menti raffinatissime” che, nascondendosi dietro la mafia, prima uccidono Lima, poi lo stesso Falcone e proseguiranno le stragi fino al 1993. A muoverli con è certo il 41bis ed il carcere duro per i mafiosi, ma la volontà di dettare legge in Italia, imponendo la propria agenda politica ed economica.

L’autostrada A29 è ancora ingombra di detriti quando, il 25 maggio 1992, a due giorni dall’attentato, il Parlamento elegge al 16esimo scrutinio il nuovo Presidente della Repubblica: è Oscar Luigi Scalfaro, l’ex-Ministro degli Interni sotto cui nel 1985 si è consumata la strage di Fiumicino commissionata dai servizi atlantici. L’elezione di Scalfaro gioca un ruolo decisivo: è lui che, insinuandosi nella fratture tra i partiti, tenuti sotto schiaffo dalle inchieste giudiziarie in corso, chiude le porte di Palazzo Chigi a Bettino Craxi per aprirle a Giuliano Amato. Il 28 giugno 1992, giura così il governo Amato I, passato alla storia per il prelievo sui conti correnti, il dissanguamento di Bankitalia, la finanziaria “lacrime e sangue” e l’avvio della stagione delle privatizzazioni sotto lo sguardo attento delle maggiori banche d’affari angloamericane.

Le “menti raffinatissime” osservano soddisfatte l’evoluzione della situazione italiana. Sono così sicure di sé da peccare di arroganza, osando gesti un tempo impensabili: nel tempo che intercorre tra la nomina di Scalfaro e l’incarico ad Amato, il 2 giugno 1992, attracca al porto di Civitavecchia il panfilo Britannia, di proprietà della corona d’Inghilterra. Scrive la Repubblica, nel lungo articolo “Quella reggia sul mare romantica e spartana”11:

“La regina non c’ è: ha lasciato la sua nave a Palermo ed è ripartita per Londra in aereo, ma si è detta ben lieta di ospitare a bordo del suo panfilo reale, la sua dimora sull’acqua, un centinaio di invitati eccellenti di nazionalità italiana, manager di stato, economisti, banchieri, vertici del Tesoro venuti a seguire un austero seminario sottocoperta sul tema delle privatizzazioni. Privatizzazioni? Vi spieghiamo come si fa, si sono offerti soccorrevoli e certamente interessati a concludere eventuali accordi gli esperti inglesi, come i presidenti di due fra le più antiche banche d’ affari del mondo, la Baring e la Warburg, che era la banca di Bismark. “E’ delizioso questo utilizzo dei simboli della regalità per azioni promozionali”, sorride fumando il sigaro Beniamino Andreatta”.

Ad accompagnare Andreatta, alla cui si scuola si sono formati illustri personaggi come Mario Monti e Romano Prodi, figurano tra gli altri: Giovanni Bazoli, presidente del Banco Ambroveneto, il presidente dell’ Eni Gabriele Cagliari, l’ex-comunista ed economista Luigi Spaventa ed il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi che, però, “si limita a introdurre i lavori del seminario con una relazione sulle intenzioni del governo italiano e scende a terra prima che la nave salpi per l’Argentario”12. Sono nomi da tenere a mente, perché rivestiranno un ruolo di primo piano nella dilapidazione della ricchezza nazionale nel biennio 1992-1993, tra speculazione e privatizzazioni. Sia chiaro: pochi esponenti del vecchio Pentapartito sono felici di abbondare l’Italia all’assalto di bucanieri dell’alta finanza, ed è perciò necessario ricordare a Roma che il Paese è tenuto sotto scacco. Come? Con stragi “mafiose”, sempre più aggressive e spettacolari.

Tra giugno e luglio, la speculazione finanziaria, l’arma invisibile brandita dalle “menti raffinatissime”, si accanisce contro la lira ed i titoli di Stato. Il pretesto per l’assalto borsistico lo fornisce la piccola Danimarca, che il 2 giugno 1992 ha bocciato con un referendum la ratifica del Trattato di Maastricht: la lira affonda fino a raschiare i limiti concessi dal Sistema Monetario Europeo, mentre il rendimento dei titoli di Stato schizza alle stelle. La famigerata Goldman Sachs preconizza che la lira presto sarà svalutata13: non si sbaglia, ma prima di quella mossa, le riserve di Bankitalia ed i risparmi degli italiani saranno scientificamente saccheggiati. Tra il 9 ed il 10 luglio 1992, il governo Amato vara il celebre prelievo del 6 per mille sui conti correnti, per poi annunciare una manovra di austerità da 30.000 mld di lire: “siamo in una situazione drammatica, sull’orlo di una grave crisi finanziaria” dichiara il ministro del Bilancio Franco Reviglio, promettendo però che il governo risanerà i conti senza misure inflazionistiche14. Come? L’11 luglio ENI, ENEL, IRI, INA sono trasformate in Spa e lo Stato si dice pronto a scendere sotto il 51% dell’azionariato: “è una rivoluzione copernicana”, commenta gaudente Reviglio al Financial Times ed al Wall Street Journal15.

Bisogna però tenere il Paese sotto pressione: speculazione e bombe, cadaveri eccellenti e tonnare a Piazza Affari. Il 19 luglio 1992, in via d’Amelio, è fatta detonare una Fiat 126 carica di 90 chilogrammi di Semtex: muore il magistrato antimafia Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Come nel caso di Falcone, l’obiettivo è duplice: bloccare le inchieste di Palermo ad un livello prettamente siciliano, così da impedire che emerga il ruolo dei servizi segreti angloamericani ed italiani nei crimini di mafia16, e ribadire che il Paese è tenuto sotto scacco. Responsabile dell’omicidio di Borsellino non è la mafia, infatti, ma alcuni spezzoni dei nostri servizi: a dichiararlo è lo stesso Totò Riina nel 2009, come riporta la Repubblica nell’articolo “Riina sul delitto Borsellino: l’hanno ammazzato loro”. Intervistato dal quotidiano, il legale del boss Riina, capo di quei corleonesi cui sono imputate tutte le stragi del 1992-1993, afferma17:

“Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?

“Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio.”

Castel Utvegio, su a Montepellegrino? È un messaggio decifrato, incomprensibile ai più: è però sufficiente attendere un paio di anni perché sempre su la Repubblica si possa leggere la traduzione del “pizzino”. Si legge nell’articolo “Un uomo del Sisde al Castello Utveggio nel 1992”18 del novembre 2011:

“Dopo anni di ipotesi e sospetti, i pm di Caltanissetta che indagano sulla strage di via D’Amelio hanno messo un punto fermo sulla vecchia gestione del Cerisdi, la scuola per manager che sorge su Monte Pellegrino: di sicuro, nel 1992, c’ era un agente dei servizi segreti che lavorava stabilmente alla scuola per manager”.

Sono le “menti raffinatissime” a dirigere le danze, impiegando i nostri servizi segreti per compiere omicidi e stragi secondo la loro agenda: i mafiosi premono solo il bottone oppure, i presunti responsabili materiali della morte di Falcone e Borsellino, i boss Giovanni Brusca e Giuseppe Graviano, credono di premere il bottone. Ad attivare materialmente gli ordigni, potrebbero addirittura essere personaggi rimasti tuttora nell’ombra, membri del SISMI o del SISDE.

Dopo l’assassinio di Borsellino, il governo Amato sceglie però di reagire, eseguendo quasi certamente gli ordini ricevuti: scatta l’Operazione Vespri Siciliani che, entro il mese di agosto, dispiega sull’isola circa 8.000 militari. Totò Riina sarà arrestato entro pochi mesi, perché ormai la mafia e la Sicilia sono state spremute a sufficienza: le stragi riprenderanno nel 1993, ma sul “continente” ed il mandante formale delle bombe, riconducibili alla classica strategia della tensione, sarà un altro boss tutt’ora latitante, Matteo Messina Denaro.

Bombe, inchieste e scandali: l’Italia del 1992 è un Paese in fiamme e sulle braci soffia con zelo la Lega Nord di Umberto Bossi, il cui ruolo nell’intera vicenda merita un articolo ad hoc. Il terreno è stato sapientemente preparato ed i bucanieri della City e di Wall Street sono pronti a passare all’incasso: nell’ultima settimana di agosto, la lira si avvita, sfiorando le 765 lire per marco, il limite massimo concesso dallo SME. I volumi estivi dei mercati finanziari, molto sottili, facilitano le operazioni speculative gestite da pochi, grandi, operatori: è lo stesso schema che sarà applicato nell’estate 2011, quando il differenziale tra Btp e Bund lievita nel corso dell’estate, preparando il terreno per la defenestrazione di Silvio Berlusconi e l’avvento di Mario Monti, “allievo” del sullodato Andreatta.

Di fronte alla speculazione, la Bankitalia di Carlo Azeglio Ciampi, anziché prendere atto che non è possibile difendere il cambio, si ostina a comprare lire e vendere la valuta straniera che conserva nei forzieri: in nove mesi Palazzo Koch dilapida circa 30.000 mld di lire19, l’equivalente della manovra lacrime e sangue di Amato, prima che il presidente del Consiglio annunci il 13 settembre 1992, l’uscita della lira dallo SME, con una svalutazione del 7%. La “profezia” di Goldman Sachs si dimostra corretta. Le perdite subite da Bankitalia sono però guadagni di identico importo per gli speculatori: la banda di Andretta, Bazoli e Draghi in Italia, ma soprattutto i grandi corsari della finanza anglofona, tra cui sta emergendo un nome, quello di George Soros. “Vita da trader, tanti miliardi ma niente complotti”20 scrive la Repubblica, raccontando le gesta di Soros, “passato alla storia della finanza per una colossale speculazione da 10 miliardi di marchi (molto più di un intervento medio di una banca centrale) condotta all’ ndomani della caduta del Muro di Berlino”. È impossibile fare tanti soldi, senza lavorare sodo? No: “i complotti” esistono e si chiamino Tangentopoli e stragi di mafia.

L’Italia è ora fuori dallo SME, ma i ferventi europeisti al governo ripetono ossessivamente che “l’Europa” è un’occasione imperdibile, un’opportunità che capita una sola volta nella vita: il governo Amato mette nell’autunno del 1992 la fiducia su una manovra “lacrime e sangue”, una finanziaria da 93mila miliardi, quasi pari al 6% del PIL, la più imponente correzione dei conti mai realizzata: i risparmi degli italiani sono sacrificati sull’altare di Bruxelles, sotto lo sguardo soddisfatto della speculazione che ha comprato Btp e lire ai minimi e aspetta ora di incassare laute plusvalenze, con Btp e lira in risalita. Per “le menti raffinatissime”, il 1992 si preannuncia come uno degli anni più proficui degli ultimi tempi.

Chi ha perfettamente intuito già nel 1992 cosa sta avvenendo e ne discuterà apertamente nei suoi scritti ed interviste fino alla morte avvenuta nel 2000, è il segretario del PSI, Bettino Craxi. Nell’articolo di la Repubblica, un quotidiano che cavalca Tangentopoli con la stessa foga con cui nel 2016 cavalcherà l’omicidio Regeni, intitolato “Vogliono far fuori i partiti: Craxi vede nemici dappertutto”21, l’ex-premier descrive con parole nitide e precise quando sta avvenendo. Craxi ha perfettamente intuito il grande disegno del 1992:

C’è una mano invisibile che governa il nostro mondo… e in Italia è in atto una nuova strategia degli opposti estremismi, in cui spinte chiaramente di destra e di sinistra concorrono in modo ancora fortunatamente confuso a un disegno che porta a una svolta dai caratteri per ora non definiti… Non c’è una mano unica dietro questo disegno, ma più centri di potere economico, finanziario ed editoriale, una cupola che vorrebbe avere mano libera, sgombrando il campo dai partiti per trasformare l’ Italia a proprio uso e consumo, in una democrazia elitaria.”

Il segretario del PSI racconta, nel settembre di quel tragico anno, l’edificazione di quel Nuovo Ordine Mondiale di cui noi oggi gustiamo i frutti avvelenati: è l’egemonia dell’oligarchia atlantica sull’Europa e sull’Italia, la dittatura dell’1%, la supremazia della finanza, la deindustrializzazione, l’impoverimento generalizzato, la strategia della tensione permanente e l’immigrazione di massa. Troppo lucido, Craxi. Troppo acuto. Meglio metterlo a tacere definitivamente: il 15 dicembre 1992, il segretario del PSI riceve un avviso di garanzia. Diciotto cartelle con cui la procura di Milano accusa Craxi di ricettazione, corruzione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti politici.

Si conclude così il 1992: l’Italia è in piena recessione, l’industria di Stato in fase di smantellamento, le vergognose privatizzazioni avviate, il Pentapartito agonizzante, lo stragismo di servizi segreti più rampante che mai, il “mafioso” Andreotti estromesso dal Quirinale ed il “tangentaro” Craxi alle corde.

È finita qui? No, perché la genesi della Seconda Repubblica è appena iniziata e le “menti raffinatissime” hanno in serbo per l’Italia un 1993 altrettanto “esplosivo”…

Prosegue nell’articolo successivo.

 

1http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-92-81_en.htm

2http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/02/18/arrestato-per-concussione-il-presidente-del.html?ref=search

3https://www.lastampa.it/2012/08/29/italia/cronache/cosi-intervenni-per-spezzare-il-legame-tra-usa-e-mani-pulite-tTSX3uC51vAtqfACDDKGUI/pagina.html

4https://www.lastampa.it/2012/08/30/italia/cronache/di-pietro-mi-preannuncio-l-inchiesta-su-craxi-e-la-dc-DOydQU77k6yZcRwHkpJc9I/pagina.html

5Il Disubbidiente, Francesco Pazienza, Longanesi, 1999, pag. 441

6http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1617080&codiciTestate=1

7http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/03/19/un-piano-per-destabilizzare-italia.html?ref=search

8http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/24/mafia-lettera-di-falange-armata-a-riina-chiudi-quella-maledetta-bocca/892181/

9http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/05/24/ultimo-ballo-sul-titanic.html?ref=search

10http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/28/europa-unita-contro-narcodollari.html

11http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/03/quella-reggia-sul-mare-romantica-spartana.html?ref=search

12http://www.corriere.it/romano/09-06-16/01.spm

13http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/04/battaglia-sulla-lira-ciampi-frena-assalto.html?ref=search

14http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/12/industria-pubblica-chiude-battenti.html?ref=search

15http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/15/reviglio-eni-iri-spa-si-puo.html?ref=search

16http://www.pierolaporta.it/dalla-chiesa-torre/

17http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-8/bolzoni-viviano/bolzoni-viviano.html

18http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/11/01/un-uomo-del-sisde-al-castello-utveggio.html

19http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/09/15/riserve-valutarie-la-grande-emorragia.html?ref=search

20http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/09/25/vita-da-trader-tanti-miliardi-ma-niente.html?ref=search

21http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/09/18/vogliono-far-fuori-partiti-craxi-vede.html?ref=search

 

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